Guarda che luna

Ieri sera sulla sommità del Monte M., oltre all’ing., il suo Lui e una serie di altre persone interessate ad ammirare l’eclissi lunare (e godersi un po’ di fresco!), avreste trovato:

1) lo scaltro che tenta di fotografare la luna con il flash. In effetti, buia era buia!

2) l’ingenuo che, appena la luna torna ad essere visibile, esclama: “Che bella! Ma perchè prima non si vedeva?!”. Mistero.

3) il deluso che afferma: “Non so, mi aspettavo qualcosa di meglio”. Un bel fungo atomico, magari?

Altro che supercafoni

“There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about” (O. Wilde). O anche “Bene o male, l’importante è parlarne”. E infatti sono qui a scrivere un post sul nuovo programma di Italia 1: Tamarreide.

(Mmmh… citare Oscar Wilde e Tamarreide nella stessa frase ha un non-so-che di blasfemo!)

A me quel genere di tv non piace, ma la convivenza è fatta anche di compromessi, e Lui era curioso di vederlo. E quindi l’ho visto. In silenzio. Mordendomi (quasi sempre) la lingua per evitare commenti acidi. Ora non mi va di sprecare troppe parole, ma ho alcune perle da segnalare:

  • gli interventi dei tamarri con origini meridionali (sì, i terroni) sono stati quasi sempre sottotitolati. A loro modo, ma stavano comunque parlando in italiano, non in una lingua straniera e nemmeno in dialetto! Si capiva perfettamente anche il tamarro-siculo…
  • nei sottotitoli sono spesso stati corretti gli errori grammaticali, specie sui congiuntivi. Per esempio: “Se lo sapevo non lo facevo” viene sottotitolato “Se l’avessi saputo non l’avrei fatto”. Mi chiedo perchè farlo, se poi le stronzate più grosse vengono prontamente sottolineate con un fermo immagine e sovrimpressione della stronzata stessa
  • ho notato un immotivato feticismo nei confronti degli avambracci.
    Lui: “Che, ce lo trovi un còre quaddentro?” Lei: “Si, i tuo i avambracci mi fanno impazzire proprio, ma secondo me c’è molto di più in te”
    poi Lui, non so se prima o dopo essersela scopata: “Io non lo voglio fà l’amore se stà ubriaca, cioè se le tocco l’avambraccio e lei pensa che è la spalla, a me nun me piace”
  • credo di aver colto una velata omofobia. Lui, spogliarellista vagamente effemminato con le sopracciglia rifatte, Lei: “Cioè, hanno fatto bene a urlargli frocio
  • “Ho sempre sognato di fare questo viaggio”, “Questa esperienza era il sogno della mia vita“. Ma è un programma nuovo… prima non esisteva… che razza di vita hai avuto…
  • i genitori dei tamarri erano tutti idioti come minimo quanto i loro figli. Alcuni di più. (Tranne il sig. Gesualdo. Sappia che la stimo molto)

Di certo non si tratta di un programma con pretese educative, e forse facendo zapping avrei trovato anche di peggio, ma non ho potuto fare a meno di pensare “quanto siamo caduti in basso”. Non temo comunque che questo Tamarreide possa essere di cattivo esempio per iGGiovani, perchè tanto si sono già sputtanati il cervello da tempo…

Semplicemente, nonostante mi tocchi confessare che qualche (amara) risata me l’hanno strappata, come tamarro preferisco di gran lunga er Piotta!

Questa volta, Piperita… mente!

Questo è un post di risposta a questo articolo, che vi invito a leggere prima di continuare.

Per chi non ne avesse voglia, vi riassumo il concetto che l’amica PiperitaMente esprime: “La geometria fa schifo (ed è inutile)”. Cara, andresti molto d’accordo con la mia compagna del liceo che in seconda faceva di tutto per saltare la prima ora del martedì (a volte anche tutto il martedì!). L’ora di geometria, ovviamente.

Ora, io non ho nè il tempo nè la voglia di farvi cambiare idea. Non ho intenzione di convincervi che la geometria è una figata pazzesca o che la matematica “è la baseeee!”. Non miro a fare proselitismo.

Però… tre cose veloci:

1) “Dove ci porta imparare a memoria tutti gli assiomi di Euclide (a proposito, fanculo Euclide)?”: ci porta a odiare la geometria e la matematica. Imparare un teorema a memoria è inutile almeno quanto imparare una poesia a memoria. (E comunque Euclide quelle parole non te le ha mai dette…)

2) “La mia personalissima geometria è fatta di rette che si intersecano sempre”: ti informo, cara, che non esiste una sola geometria. Ce ne sono anche alcune in cui non esistono rette parallele. Io le trovo molto meno noiose!

3) Vorrei ricordarti che l’arte, che giustamente adori, spesso non è poi così lontana dalla gometria. E non parlo del famoso teorema di Ferradini, o di Renato Zero che se la prende con il famoso triangolo. Penso per esempio a Brunelleschi e alla prospettiva, alle piramidi di Giza, ai cerchi infernali e alle sfere celesti di Dante, all’iperbole (la figura retorica, ovviamente), alle forme e simmetrie nelle opere di Escher, al nudo Uomo vitruviano, incastrato tra un cerchio e un quadrato, al cubismo tutto.

Poi ho sentito parlare di un certo tizio con i capelli lunghi che andava in giro a spacciare parabole… ma questa è un’altra storia.

Beata ignoranza

Scenario uno: Monte Baldo. Prima di partire per l’escursione gli uomini rassicurano l’ing e la sua amica M.: “Non preoccupatevi, è un’oretta di camminata tranquilla, se siete in difficoltà comunque ci fermiamo”, e via così. E l’amica M. risponde: “Ma sì, se ce la fa l’ing. ce la faccio tranquillamente anche io!”

No vabè grazie…

Scenario due: la Biennale di Venezia. L’ing. + amica S. macinano chilometri su chilometri (con scarpe non adatte a macinare chilometri) e visitano la mostra.

Ing: “Sarà, ma io apprezzo fino a un certo punto l’arte moderna…”
S: “Contemporanea”
Ing: “(stradiquel…) … Apprezzo fino a un certo punto l’arte CON-TEM-PO-RA-NE-A. Alcune cose mi piacciono. Alcune non mi dicono nulla. Alcune mi sembrano delle cagate pazzesche…”
S: “Ma io sono voluta venire qui con te proprio perchè tu non capisci niente di queste cose!”

Prendi e porta a casa…

nomaiononintendevo…! manocosahaicapito…!

Tsk. Tsk.

Equilibrio.Precario.

Dove: Un’aula qualsiasi della facoltà di ingegneria (quella in cui mi sono laureata io… ma questa è un’altra storia)

Quando: Career Day. Evento di orientamento al “lavoro” per studenti e laureati

Chi: Uno dei maggiori gruppi bancari italiani.

Questo Grande Gruppo Bancario Italiano (GGBI per gli amici) è qui per presentare ai (pochi) giovani presenti l’azienda e le opportunità di inserimento nella stessa.

Si specifica che la modalità preferita di inserimento è uno stage. Semestrale. Retribuito con la rispettabile somma di 600€ mensili.

Non ho osato chiedere se fossero netti…

Hanno pure tenuto a precisare che lo stage non è in alcun modo collegato all’assunzione nel GGBI (che comunque sarebbe a tempo determinato, per i neo-laureati), e che è da considerarsi un’esperienza a sè. Una preziosa e imperdibile opportunità, ecco.

Ma non dobbiamo disperare, ci hanno assicurato che se una risorsa (nella fattispecie lo stagista) dimostra di avere impegno, motivazione e voglia di fare, gli si *potrebbero* aprire delle strade nel GGBI.

Ora, molto probabilmente questo GGBI è un’azienda seria. Se si ritrovasse per le mani un ragazzo veramente bravo probabilmente investirebbe su di lui e non se lo lascerebbe scappare. Probabilmente superato questo scoglio, questa presa in giro, questo palo nel culo dello stage, a questo ragazzo veramente bravo si aprirebbe davvero una seria possibilità di fare carriera e magari anche di ottenere anche un contratto decente, un giorno.

I want to believe!

MA. C’è un ma, cazzo. Per come la vedo io, per 600€ al mese non è educato chiedere a qualcuno “motivazione” e “voglia di fare“. Soprattutto se questo qualcuno ha passato gli ultimi 5 anni (o più) in università. Al massimo gli puoi chiedere “rassegnazione“, “sopportazione“, “sacrificio“, e… che altro?

Dichiarazione d’Amore

Erasmus ValenciaHo fatto l’Erasmus a Valencia. Probabilmente chi mi conosce in the-real-life starà sbuffando dopo aver letto le due parole “Erasmus” e “Valencia”. Si perchè effettivamente ne parlo spesso (troppo?), e me ne rendo perfettamente conto. Ma non posso farci nulla se è la cosa più interessante che mi è mai capitata.

E sono stata ben attenta a scrivere “più interessante” e non “più bella” così Lui non si offende.

Chiusa parentesi ♥, e continuiamo.

Quando ho inoltrato la domanda di partecipazione ero single. Non ero particolarmente felice ma nemmeno particolarmente triste. Avevo voglia/bisogno di fare qualcosa per me, che mi mettesse alla prova. C’erano un sacco di cose di cui pensavo “Bello! Ma io non ci riuscirei mai…”. Vivere un anno all’estero era una di quelle.

Quando sono partita non ero più single, e devo dire che non sono stati dieci mesi molto facili… in quei dieci mesi credo di aver volato più di quanto farò nei prossimi dieci anni. Per tornare da Lui. Ho anche pianto tantissimo, perchè Lui mi mancava. E io, che sono particolarmente incline al melodramma, mi struggevo. Oh come mi struggevo.

Ero arrivata quasi ad odiarla, quella città. Tanto da non rendermi conto che in realtà l’amavo, e amavo tutte le persone che ci avevo conosciuto, tutte le esperienze che avevo vissuto. La settimana successiva al mio rientro scrissi un elenco di cose che non avrei mai voluto dimenticare dell’Erasmus, ma ancora non mi rendevo conto di quanto quei mesi mi sarebbero restati dentro.

In effetti sono passati tre anni e sinceramente non passa un singolo giorno in cui non pensi a Valencia. Alla mia coinquilina che beveva troppo ma era (sembrava?) sempre lucidissima. Al mio coinquilino che mi aveva promesso un disegno ma ovviamente non me l’ha mai fatto. Al mio pesce rosso, ora canuto ma ancora vivo. A N. (che beve) e A. (che cucina) con cui non sono più molto in contatto ma cazzo quanto mi mancano le serate con loro…

Dicono che l’Erasmus ti cambi per sempre. Non so se vale proprio per tutti, ma per me è assolutamente vero.

Nostalgia? Più o meno. Quando ci penso non mi sento triste, anzi! Voglia di tornare? No. Ci sono tornata l’anno scorso, e per un po’ non mi va di ripetere l’esperienza (a meno che N. e A. non si decidano a farsi un weekend con me!). Si tratta di un capitolo ormai chiuso, ma sono estremamente orgogliosa di averlo vissuto.