Mese: giugno 2011

Cose che non fanno ridere

Se non sei nerd.

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Inutili lezioni di spagnolo/1

Quando sono partita per l’erasmus non parlavo una parola di spagnolo. La settimana prima della partenza un amico mi ha insegnato giusto le frasi fondamentali per cercare casa. Tipo: “¡Hola, llamo por el piso!” [piso = appartamento]. Il resto l’ho imparato sul campo, e ricordo chiaramente molti momenti in cui ho imparato una nuova parola o espressione. Credo che succeda a tutti quelli che imparano una lingua vivendola

All’inizio, dicevo, conoscevo alcune frasi atte alla ricerca di una stanza in affitto. Quindi, per esempio, sapevo chiedere “Quanto è la caparra?” o “C’è il riscaldamento?”, ma non conoscevo termini più semplici tipo i numeri.

Alla fine di una faticosa telefonata di risposta a un annuncio prendo appuntamento per andare a vedere l’appartamento:

Lui (tradotto dallo spagnolo): “Allora ci vediamo a tal ora in via tal dei tali, numero cien
Ing. : “Numero que?!”
Lui: “Cien…”
Ing. : “…”
Lui: “Cien… Uno, zero, zero”
Ing. : “Aah! Ciento!”
Lui: “No… cien.”
Ing. : “Ah… ok… scusa”

Ecco come ho imparato a dire 100 in spagnolo.

Guarda che luna

Ieri sera sulla sommità del Monte M., oltre all’ing., il suo Lui e una serie di altre persone interessate ad ammirare l’eclissi lunare (e godersi un po’ di fresco!), avreste trovato:

1) lo scaltro che tenta di fotografare la luna con il flash. In effetti, buia era buia!

2) l’ingenuo che, appena la luna torna ad essere visibile, esclama: “Che bella! Ma perchè prima non si vedeva?!”. Mistero.

3) il deluso che afferma: “Non so, mi aspettavo qualcosa di meglio”. Un bel fungo atomico, magari?

Altro che supercafoni

“There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about” (O. Wilde). O anche “Bene o male, l’importante è parlarne”. E infatti sono qui a scrivere un post sul nuovo programma di Italia 1: Tamarreide.

(Mmmh… citare Oscar Wilde e Tamarreide nella stessa frase ha un non-so-che di blasfemo!)

A me quel genere di tv non piace, ma la convivenza è fatta anche di compromessi, e Lui era curioso di vederlo. E quindi l’ho visto. In silenzio. Mordendomi (quasi sempre) la lingua per evitare commenti acidi. Ora non mi va di sprecare troppe parole, ma ho alcune perle da segnalare:

  • gli interventi dei tamarri con origini meridionali (sì, i terroni) sono stati quasi sempre sottotitolati. A loro modo, ma stavano comunque parlando in italiano, non in una lingua straniera e nemmeno in dialetto! Si capiva perfettamente anche il tamarro-siculo…
  • nei sottotitoli sono spesso stati corretti gli errori grammaticali, specie sui congiuntivi. Per esempio: “Se lo sapevo non lo facevo” viene sottotitolato “Se l’avessi saputo non l’avrei fatto”. Mi chiedo perchè farlo, se poi le stronzate più grosse vengono prontamente sottolineate con un fermo immagine e sovrimpressione della stronzata stessa
  • ho notato un immotivato feticismo nei confronti degli avambracci.
    Lui: “Che, ce lo trovi un còre quaddentro?” Lei: “Si, i tuo i avambracci mi fanno impazzire proprio, ma secondo me c’è molto di più in te”
    poi Lui, non so se prima o dopo essersela scopata: “Io non lo voglio fà l’amore se stà ubriaca, cioè se le tocco l’avambraccio e lei pensa che è la spalla, a me nun me piace”
  • credo di aver colto una velata omofobia. Lui, spogliarellista vagamente effemminato con le sopracciglia rifatte, Lei: “Cioè, hanno fatto bene a urlargli frocio
  • “Ho sempre sognato di fare questo viaggio”, “Questa esperienza era il sogno della mia vita“. Ma è un programma nuovo… prima non esisteva… che razza di vita hai avuto…
  • i genitori dei tamarri erano tutti idioti come minimo quanto i loro figli. Alcuni di più. (Tranne il sig. Gesualdo. Sappia che la stimo molto)

Di certo non si tratta di un programma con pretese educative, e forse facendo zapping avrei trovato anche di peggio, ma non ho potuto fare a meno di pensare “quanto siamo caduti in basso”. Non temo comunque che questo Tamarreide possa essere di cattivo esempio per iGGiovani, perchè tanto si sono già sputtanati il cervello da tempo…

Semplicemente, nonostante mi tocchi confessare che qualche (amara) risata me l’hanno strappata, come tamarro preferisco di gran lunga er Piotta!

Questa volta, Piperita… mente!

Questo è un post di risposta a questo articolo, che vi invito a leggere prima di continuare.

Per chi non ne avesse voglia, vi riassumo il concetto che l’amica PiperitaMente esprime: “La geometria fa schifo (ed è inutile)”. Cara, andresti molto d’accordo con la mia compagna del liceo che in seconda faceva di tutto per saltare la prima ora del martedì (a volte anche tutto il martedì!). L’ora di geometria, ovviamente.

Ora, io non ho nè il tempo nè la voglia di farvi cambiare idea. Non ho intenzione di convincervi che la geometria è una figata pazzesca o che la matematica “è la baseeee!”. Non miro a fare proselitismo.

Però… tre cose veloci:

1) “Dove ci porta imparare a memoria tutti gli assiomi di Euclide (a proposito, fanculo Euclide)?”: ci porta a odiare la geometria e la matematica. Imparare un teorema a memoria è inutile almeno quanto imparare una poesia a memoria. (E comunque Euclide quelle parole non te le ha mai dette…)

2) “La mia personalissima geometria è fatta di rette che si intersecano sempre”: ti informo, cara, che non esiste una sola geometria. Ce ne sono anche alcune in cui non esistono rette parallele. Io le trovo molto meno noiose!

3) Vorrei ricordarti che l’arte, che giustamente adori, spesso non è poi così lontana dalla gometria. E non parlo del famoso teorema di Ferradini, o di Renato Zero che se la prende con il famoso triangolo. Penso per esempio a Brunelleschi e alla prospettiva, alle piramidi di Giza, ai cerchi infernali e alle sfere celesti di Dante, all’iperbole (la figura retorica, ovviamente), alle forme e simmetrie nelle opere di Escher, al nudo Uomo vitruviano, incastrato tra un cerchio e un quadrato, al cubismo tutto.

Poi ho sentito parlare di un certo tizio con i capelli lunghi che andava in giro a spacciare parabole… ma questa è un’altra storia.

Beata ignoranza

Scenario uno: Monte Baldo. Prima di partire per l’escursione gli uomini rassicurano l’ing e la sua amica M.: “Non preoccupatevi, è un’oretta di camminata tranquilla, se siete in difficoltà comunque ci fermiamo”, e via così. E l’amica M. risponde: “Ma sì, se ce la fa l’ing. ce la faccio tranquillamente anche io!”

No vabè grazie…

Scenario due: la Biennale di Venezia. L’ing. + amica S. macinano chilometri su chilometri (con scarpe non adatte a macinare chilometri) e visitano la mostra.

Ing: “Sarà, ma io apprezzo fino a un certo punto l’arte moderna…”
S: “Contemporanea”
Ing: “(stradiquel…) … Apprezzo fino a un certo punto l’arte CON-TEM-PO-RA-NE-A. Alcune cose mi piacciono. Alcune non mi dicono nulla. Alcune mi sembrano delle cagate pazzesche…”
S: “Ma io sono voluta venire qui con te proprio perchè tu non capisci niente di queste cose!”

Prendi e porta a casa…

nomaiononintendevo…! manocosahaicapito…!

Tsk. Tsk.