Mese: maggio 2011

Equilibrio.Precario.

Dove: Un’aula qualsiasi della facoltà di ingegneria (quella in cui mi sono laureata io… ma questa è un’altra storia)

Quando: Career Day. Evento di orientamento al “lavoro” per studenti e laureati

Chi: Uno dei maggiori gruppi bancari italiani.

Questo Grande Gruppo Bancario Italiano (GGBI per gli amici) è qui per presentare ai (pochi) giovani presenti l’azienda e le opportunità di inserimento nella stessa.

Si specifica che la modalità preferita di inserimento è uno stage. Semestrale. Retribuito con la rispettabile somma di 600€ mensili.

Non ho osato chiedere se fossero netti…

Hanno pure tenuto a precisare che lo stage non è in alcun modo collegato all’assunzione nel GGBI (che comunque sarebbe a tempo determinato, per i neo-laureati), e che è da considerarsi un’esperienza a sè. Una preziosa e imperdibile opportunità, ecco.

Ma non dobbiamo disperare, ci hanno assicurato che se una risorsa (nella fattispecie lo stagista) dimostra di avere impegno, motivazione e voglia di fare, gli si *potrebbero* aprire delle strade nel GGBI.

Ora, molto probabilmente questo GGBI è un’azienda seria. Se si ritrovasse per le mani un ragazzo veramente bravo probabilmente investirebbe su di lui e non se lo lascerebbe scappare. Probabilmente superato questo scoglio, questa presa in giro, questo palo nel culo dello stage, a questo ragazzo veramente bravo si aprirebbe davvero una seria possibilità di fare carriera e magari anche di ottenere anche un contratto decente, un giorno.

I want to believe!

MA. C’è un ma, cazzo. Per come la vedo io, per 600€ al mese non è educato chiedere a qualcuno “motivazione” e “voglia di fare“. Soprattutto se questo qualcuno ha passato gli ultimi 5 anni (o più) in università. Al massimo gli puoi chiedere “rassegnazione“, “sopportazione“, “sacrificio“, e… che altro?

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Dichiarazione d’Amore

Erasmus ValenciaHo fatto l’Erasmus a Valencia. Probabilmente chi mi conosce in the-real-life starà sbuffando dopo aver letto le due parole “Erasmus” e “Valencia”. Si perchè effettivamente ne parlo spesso (troppo?), e me ne rendo perfettamente conto. Ma non posso farci nulla se è la cosa più interessante che mi è mai capitata.

E sono stata ben attenta a scrivere “più interessante” e non “più bella” così Lui non si offende.

Chiusa parentesi ♥, e continuiamo.

Quando ho inoltrato la domanda di partecipazione ero single. Non ero particolarmente felice ma nemmeno particolarmente triste. Avevo voglia/bisogno di fare qualcosa per me, che mi mettesse alla prova. C’erano un sacco di cose di cui pensavo “Bello! Ma io non ci riuscirei mai…”. Vivere un anno all’estero era una di quelle.

Quando sono partita non ero più single, e devo dire che non sono stati dieci mesi molto facili… in quei dieci mesi credo di aver volato più di quanto farò nei prossimi dieci anni. Per tornare da Lui. Ho anche pianto tantissimo, perchè Lui mi mancava. E io, che sono particolarmente incline al melodramma, mi struggevo. Oh come mi struggevo.

Ero arrivata quasi ad odiarla, quella città. Tanto da non rendermi conto che in realtà l’amavo, e amavo tutte le persone che ci avevo conosciuto, tutte le esperienze che avevo vissuto. La settimana successiva al mio rientro scrissi un elenco di cose che non avrei mai voluto dimenticare dell’Erasmus, ma ancora non mi rendevo conto di quanto quei mesi mi sarebbero restati dentro.

In effetti sono passati tre anni e sinceramente non passa un singolo giorno in cui non pensi a Valencia. Alla mia coinquilina che beveva troppo ma era (sembrava?) sempre lucidissima. Al mio coinquilino che mi aveva promesso un disegno ma ovviamente non me l’ha mai fatto. Al mio pesce rosso, ora canuto ma ancora vivo. A N. (che beve) e A. (che cucina) con cui non sono più molto in contatto ma cazzo quanto mi mancano le serate con loro…

Dicono che l’Erasmus ti cambi per sempre. Non so se vale proprio per tutti, ma per me è assolutamente vero.

Nostalgia? Più o meno. Quando ci penso non mi sento triste, anzi! Voglia di tornare? No. Ci sono tornata l’anno scorso, e per un po’ non mi va di ripetere l’esperienza (a meno che N. e A. non si decidano a farsi un weekend con me!). Si tratta di un capitolo ormai chiuso, ma sono estremamente orgogliosa di averlo vissuto.

La pubblicità è “l’anima” del commercio

Ci sono tanti modi di fare pubblicità su Internet. Ci sono gli annunci a pagamento, quelli che ti ritrovi in mezzo ad un articolo di Repubblica.it o del Corriere. Ci sono i banner mendaci, che ti comunicano vincite clamorose a concorsi inesistenti. Ci sono i pop-up che si moltiplicano come conigli, ne uccidi uno e se ne aprono venti (lo ben sanno soprattutto i frequentatori di siti sconci). E poi ci sono i banner in flash. Alcuni contengono quiz di una banalità disarmante, altri dei giochini stupidi tipo “colpisci tre bersagli e vinci!”.

Oppure, e giuro che è vero, “Colpisci il dittatore”:

Curioso… Quel dittatore mi ricorda qualcuno…

Metodo scientifico

Chi ha detto che gli ingegneri si occupano solo di megastrutture, dell’ultima distro di Linux o film di fantascienza? A volte (anche se raramente, devo ammetterlo) si occupano anche di questioni pratiche. Ma sempre con approccio analitico, applicando rigorosamente il metodo scientifico.

Nella fattispecie, questo autorevole articolo tratta un problema che ci riguarda tutti: la cacca (tra l’altro fa sempre ridere, la cacca! Bwahahahahah), e ci aiuta a scegliere in che modo orientare il rotolo di carta igienica.

Prima di tutto inizia esponendo alcuni fatti sull’argomento. Vi riporto i passi salienti:

  1. il 50% delle persone fa caso all’orientamento (non so come altro dirlo… verso di rotolamento…? Vabè… si capisce…) del rotolo di carta igienica. Io sono in quel 50%
  2. 1 persona su 5 si incazza quando il rotolo è posizionato nel verso “sbagliato”. Io sono quell’1.
  3. Non solo esiste un articolo su Wikipedia sull’argomento, ma la discussione relativa è più lunga di quella sulla guerra in Iraq…

Vengono poi illustrati i pro e i contro delle due possibilità, attraverso degli efficaci schemi tecnici.

Io sono di tipo Over. Ovviamente, Lui è di tipo Under.

Nel caso vi interessasse, la carta igienica a casa nostra è Over.

Le parole sono importanti…

… E l’ing è puntiglioso.

L’ing sta vagando nei dintorni di Rho, guidata dal navigatore dell’ing-collega che continua a ripetere (il navigatore): “osservare il limite di velocità”. L’ing sentenzia “a parte che ti devi fare i cazzi tuoi, il cartello del limite lo osservo da me, al massimo dovresti dirmi di RISPETTARE il limite”.

Odiosa, eh?

Un ing., un perchè

Quando ero piccola mio papà lavorava in un’officina meccanica, e spesso ci raccontava degli aneddoti su uno dei suoi responsabili. Tale ingegnerMina.

Ci raccontava di come conservasse gelosamente gli incarti di tutte le caramelle che mangiava. Non ne ricordo i motivi, ma sicuramente l’ingegnerMina ne aveva di buoni (dal suo punto di vista, ovviamente). Un giorno l’ingegnerMina vide mio padre gettare una bottiglia d’acqua minerale vuota. Pazzo! Lo fermò subito e se la portò a casa. “Noi non le buttiamo mai, le bottiglie vuote. Perchè se tagliate a metà con la parte sotto ci si possono fare dei vasetti, e con la parte sopra degli imbuti”. (E chi non ha bisogno di un centinaio di imbuti a casa…)

Ma la chicca, la storiella che papà ci raccontava più spesso, è questa. Un bel giorno l’ingegnerMina confidò a mio padre: “Sai, ho calcolato che, quando metto le scarpe, se allaccio per prima la scarpa destra e poi la sinistra risparmio ben trenta secondi”.

Notevole. E in questi trenta secondi guadagnati…? Che fai?

Col senno di poi, queste pillole di saggezza dell’ingegnerMina suonano un po’ come un avvertimento, e mi viene da chiedermi perchè. Perchè ho scelto ingegneria nonostante quell’ingegnerMina manifestasse chiari segni di squilibrio.

Certo, io non colleziono nè incarti di caramelle nè bottiglie vuote, e non cronometro il tempo che impiego ad allacciarmi le scarpe (anche perchè, di solito, me le infilo già allacciate…). Però… a volte credo di manifestare anche io alcuni segni di squilibrio. Di cui però non mi va di parlare ora…